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"Notizie dalla Terra Santa"

 

Anno VI - 2010

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Questa Redazione, pur non condividendo sempre e necessariamente tutte le dichiarazioni degli autori nei testi citati, reputa che esse siano comunque utili fonti di informazione e riflessione.

Non omologati in alcun schieramento, in rispetto della libertà di pensiero e d'espressione garantite costituzionalmente, riteniamo irrinunciabile e giusto dare spazio a molte voci del dissenso, altrove negate.

 

Intervista ad Hamid Masoumi Nejad

 

Giovedì 04 Marzo 2010

 

Intervista ad Hamid Masoumi Nejad della RadioTelevisione della Repubblica Islamica dell’Iran. Questa intervista girata da Pandora Tv e ripresa da ANSA illustra perfettamente il pensiero e i modi cortesi e colti di Hamid Masoumi Nejad, giornalista dell'IRIB arrestato ieri nel corso dell'Operazione Sniper.
Di seguito un articolo di Vincenzo Nigro.  

"In Medio Oriente c'è la senzazione che in Europa, e particolarmente in Italia, ci si indigni di più per le bandiere bruciate nelle manifestazioni, ma non per i bambini che muoiono ogni giorno a causa dei bombardamenti israeliani. Ciò è molto molto grave, perchè significa fomentare lo scontro tra civiltà, lo scontro tra culture: dobbiamo evitare questo" (Hamid Masoumi Nejad).

I mestieri del giornalista

Un giornalista iraniano è stato arrestato perchè accusato di essere coinvolto in un traffico d’armi. E’ una notizia che dovrebbe far scattare un altissimo interesse non solo fra tutti i giornalisti italiani che lavorano all’estero, ma anche fra le ditte italiane che hanno funzionari in giro per il mondo. Per non parlare della preoccupazione che dovrebbe riguardare tutte le istituzioni dello Stato coinvolte nella sua politica estera.

Hamid Masoumi-Nejad è il corrispondente da Roma della prima rete della tv iraniana: tutti i giornalisti che seguono la carovana della stampa straniera in Italia lo conoscono benissimo, apprezzano il suo attivismo frenetico, il suo lavoro incessante. 

Se al mestiere di giornalista Masoumi avesse affiancato un secondo lavoro capace di arrecare serio danno allo Stato italiano speriamo di poterlo sapere con sicurezza molto presto. In altri casi però, anche in Italia, giornalisti o funzionari vari che facevano un secondo lavoro non venivano arrestati, ma semplicemente presi in consegna dai servizi di sicurezza nazionali che li facevano rientrare in patria per interrompere la loro attività criminale.

Diciamolo chiaramente: la scelta dell’arresto espone gli italiani nel Medio Oriente a rischi assai seri, che qualcuno a Roma o Milano dovrebbe valutare per poi metterli in relazione ai presunti crimini che hanno portato all’arresto di Hamid Masoumi.

Forse è ingenuo, forse è un’utopia. Ma nelle prossime ore gli investigatori, i magistrati, i servizi di sicurezza, il ministero degli Esteri e la stessa Presidenza del Consiglio dovrebbero ragionare del caso insieme. Le accuse devono essere chiarite e l’urgenza del suo arresto deve essere confermata. Ma tutta questa partita deve essere giocata avendo come riferimento il quadro degli interessi e della sicurezza nazionale, non quello dell’importanza o meno dello strumento delle intercettazioni. Per questo tema i magistrati italiani devono affidarsi al Parlamento e agli elettori che lo esprimono. Per il resto devono confrontarsi con l’esperienza delle altre istituzioni dello Stato, prima fra tutte la Farnesina.

da WebDiplomazia di Vincenzo Nigro

http://italian.irib.ir/index.php/video/11544-intervista-ad-hamid-masoumi-nejad

http://www.terrasantalibera.org/intervista_masoumi_nejad.htm

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